Tempo e ritratto

La memoria e l’immagine dal Rinascimento a oggi

Espressione privilegiata dell’abilità mimetica, ma anche dell’ambiguo rapporto tra realtà e apparenza, la forma del ritratto percorre epoche e storie, segnando in profondità l’evoluzione delle culture e delle tendenze artistiche, di memorie, riti, rappresentazioni, manifestando il proprio carattere sfuggente, enigmatico, perturbante. Dall’antichità al Rinascimento, dall’Illuminismo fino al Novecento, nel ritratto rivivono donne e uomini, personaggi illustri, figure emblematiche di periodi di crisi e mutamenti, ma anche soggetti comuni, bellezze anonime, semplici “comparse” sulla scena dei grandi eventi.
Nella Naturalis historia di Plinio il Vecchio le origini mitiche del ritratto si collegavano all’intimo desiderio di conservare le sembianze del volto amato, di preservarne l’effigie dallo scorrere lacerante del tempo, richiamando qualcosa che sta “al posto di”, come nel verbo latino protraho (da cui portrait in francese e inglese).
Tuttavia è agli albori della modernità che il trionfo del ritratto, come viene evidenziato nei saggi qui r