Nel mezzo di pensieri e di reminiscenze, registrando su un nastro magnetico considerazioni dedicate alla sua amica Sylvia Plath, scomparsa undici anni prima, la poetessa Anne Sexton rievoca episodi e vicende della sua vita e della sua storia di donna, della sua adolescenza ferita, delle sue dipendenze e dei vari tentativi per uscirne, parlandone con Sylvia come fosse ancora viva. Nel mezzo di questa confessione emergono i poeti essenziali per la formazione di ogni età e insieme le tracce della poesia americana, meditate tra luoghi e strade, tra case e volti immersi nel suggestivo, scarlatto autunno del Massachusetts. Al tocco di vari brani musicali del jazz di quegli anni, lentamente Anne Sexton viene qui presentata in un ritratto nitido, tra tossicità esistenziali, amori, rinnovata speranza in Dio, benché un consumarsi progressivo caratterizzi la sua scrittura dilaniandola come donna. Una donna che chiunque avrebbe voluto amica, perché leale, autentica, oltre la sua vita sregolata, soggiogata dalle intermittenze della luce e da una poesia dipendente dagli intervalli con l’alcol.
In questo meraviglioso ritratto, narrato con forza poetica e artistica, Gianfranco Longo riporta in vita l’autrice della celeberrima raccolta di versi Live or Die, premiata con il Pulitzer per la poesia nel 1967, come quella poetessa che aveva mostrato le debolezze del moderno e profeticamente preannunciato gli itinerari che avrebbero caratterizzato e seguito i suoi posteri.






















