The State of Architecture

Aldo Rossi and the Tools of Internationalization

Although architecture was historically considered the most public of the arts and the interdependence between building and the public realm was a key feature of the post-war discourse, the process of postmodernization undermined some of the traditional structures of power through which architecture operated. At the center of this shakeup was the modern structure par excellence: the State.
This book analyzes the dissolution of the bond between architecture and the State through a double lens. First, this study is framed by the workings of an architect, Aldo Rossi, whose practice mirrored this transformation in a unique way, going from Mussolini’s Italy to Reagan’s America, from the Communist Party to Disneyland. The second lens is provided by a set of technological apparatuses that, in this pre-digital world, impacted the reach of the State and the boundaries of architecture. Drawing on the multifaceted root of the term “State,” this book sets out to explore a series of case studies that addressed the need to re-state architecture – both in the sense of relocating architecture within new structures of power and in the sense of finding ways to keep reproducing it in those uncharted territories.

Sebbene l’architettura sia stata sempre considerata la più pubblica delle arti e l’attenzione per la sfera pubblica sia stata una delle linee guida del discorso architettonico nel secondo dopoguerra, il processo di postmodernizzazione ha messo in discussione diverse strutture di potere attraverso le quali l’architettura era solita operare. Al centro di questa trasformazione troviamo una delle strutture cardine della modernità: lo Stato.
Questo libro analizza la dissoluzione del rapporto tra Stato e architettura attraverso una doppia lente. Il filo conduttore è l’attività di un architetto, Aldo Rossi, il cui percorso ha riflesso tali cambiamenti in modo unico, oscillando tra l’Italia di Mussolini e l’America di Reagan, tra il Partito Comunista e Disneyland. La seconda lente è legata ad un set di apparati tecnologici che, in un mondo non ancora digitalizzato, hanno contribuito ad alterare il raggio d’azione dello Stato e i confini dell’architettura. Facendo leva sulla radice sfaccettata del termine “Stato”, il libro mira ad esplorare una serie di casi di studio che hanno messo in luce la necessità di ridefinire lo stato dell’architettura – sia nel senso di riposizionare l’architettura all’interno di nuove strutture di potere che nel senso di trovare modi per continuare a riprodurla in acque inesplorate.

 

Sebastiano Fabbrini is currently a Postdoctoral Research Fellow at the University Iuav of Venice. This book stems from a dissertation that he elaborated in the framework of his PhD in Architecture at the University of California Los Angeles, where he also worked as a Teaching Fellow in Architecture and Urban Design. During this time, he was mentored by Sylvia Lavin. He previously studied at the University of Ferrara, the University of California Berkeley and the University of Delft.

Sebastiano Fabbrini è attualmente Assegnista di Ricerca presso l’Università Iuav di Venezia. Questo libro deriva dalla tesi che ha elaborato nell’ambito del suo Dottorato di Ricerca in Architettura presso l’Università della California di Los Angeles, dove ha anche svolto attività di insegnamento nel Dipartimento di Architettura e Studi Urbani. Nel corso di questo periodo, ha lavorato con Sylvia Lavin, che è stata la sua mentore. Ha precedentemente studiato presso l’Università di Ferrara, l’Università della California di Berkeley e l’Università di Delft.

 

 

 

 

 

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