«La donna fotografa? La donna, fotografa?»

11 Giugno 2026

Nella seconda metà del Novecento italiano la fotografia documentaria di indagine sociale si afferma come uno degli strumenti principali per osservare, interpretare e raccontare lo stato del Paese, testimonianza delle profonde trasformazioni a cui la nazione appena uscita dalla guerra sta andando incontro e di temi che, proprio attraverso questo mezzo, per la prima volta si mostrano con forza e arrivano all’attenzione del pubblico.  

La storiografia, guardando a quel periodo storico, come spesso accade, ha progressivamente canonizzato alcuni nomi ma, accanto ad essi, nelle zone d’ombra, “fuori campo”, una costellazione di sguardi femminili ha contribuito in modo significativo alla costruzione dell’immaginario visivo di quegli anni, portando la propria esperienza e il proprio particolare sguardo dietro l’obiettivo.

«Attraverso reportage, inchieste visive e narrazioni fotografiche diffuse dalla stampa e dall’editoria illustrata, prende forma un’idea di Italia che non solo riflette i mutamenti sociali, economici e culturali in atto, ma contribuisce attivamente a definirne i contorni simbolici, selezionando soggetti, luoghi e situazioni ritenuti rappresentativi, fissando gerarchie di visibilità e trasformando esperienze storiche concrete in immagini condivise e riconoscibili. Gli sguardi femminili […] intercettano tali processi da una prospettiva specifica, spesso laterale e critica, capace di mettere in discussione rappresentazioni consolidate e di restituire un’immagine più complessa e stratificata dell’identità italiana del dopoguerra».

 


 

«La donna fotografa? La donna, fotografa?», si chiede la storica dell’arte e della fotografia Daniela Palazzoli sulle pagine di «Popular Photography Italiana», un quesito nato dalla quasi totale assenza di figure femminili all’interno della storia della fotografia italiana.

Il volume Sguardi fuori campo. Fotodocumentarismo femminile e identità italiana del secondo dopoguerra di Romina Zanon – fotografa, artista visiva e ricercatrice – intende rispondere e dare prova del contrario affidandosi agli scatti e all’immaginario di una pluralità di nomi femminili, alcuni noti, altri sconosciuti, che attraverso il loro lavoro hanno raccontato e interpretato il secondo dopoguerra: da Cecilia Mangini a Marcella Pedone, da Marianne Sin-Pfältzer a Chiara Samugheo, e ancora Jacqueline Vodoz, Giulia Niccolai e Lori Sammartino.

 


 

Sguardi fuori campo – collocato all’intersezione tra storia sociale, storia culturale e visual studies – si inserisce in una lacuna storiografica e analizza la fotografia documentaria italiana di metà Novecento attraverso una prospettiva di genere, intrecciando ricostruzione biografica e analisi comparata di corpora fotografici. Un racconto per immagini – in bilico tra realismo documentario e linguaggio autoriale, tra testimonianza sociale e ricerca formale – che restituisce un Paese attraversato da profonde trasformazioni economiche, culturali e sociali, con particolare attenzione al ruolo della donna in una società sospesa tra persistenze patriarcali e spinte verso l’emancipazione.

«Assumere lo sguardo delle donne che hanno fotografato l’Italia del dopoguerra significa adottare una prospettiva interna ai processi storici stessi. Non si tratta di individuare uno “stile femminile” in senso formale, quanto piuttosto di riconoscere una posizione epistemica specifica, spesso situata ai margini delle narrazioni ufficiali, capace di accedere a spazi, corpi e relazioni altrimenti invisibili: il lavoro femminile, i rituali popolari, la vita familiare, le soggettività marginali. Le tarantolate della Samugheo, le mondine della Vodoz, le donne lavoratrici ritratte da molte delle autrici analizzate non sono semplicemente soggetti iconografici, ma figure storiche che incarnano nodi centrali del processo di trasformazione e ridefinizione dell’identità nazionale dell’Italia del secondo dopoguerra. I loro corpi, i loro gesti, i loro ambienti costituiscono oggi un archivio visivo di straordinario valore per la storia delle donne, del lavoro, della cultura materiale e delle trasformazioni sociale del Novecento».

 


 

Romina Zanon è fotografa, artista visiva e ricercatrice. La sua attività scientifica si concentra sulla fotografia come fonte per la ricerca storica e sugli sguardi di genere, con particolare attenzione alle fotografe italiane del Novecento. Su questi temi ha pubblicato monografie e saggi in riviste e volumi collettanei. Già docente di Storia e tecnica della fotografia presso l’Università degli Studi di Udine, cura progetti espositivi ed educativi per numerose istituzioni e dirige, insieme a Mirco Melanco, la collana “Fotogrammi e Storia” della casa editrice Il Poligrafo, un progetto che si propone di riportare alla luce una serie di autori, sguardi e linguaggi del cinema e della fotografia ignorati o dimenticati, se non addirittura mai censiti dalla critica o dalla letteratura scientifica attraverso indagini analitiche e approfondite e il recupero di materiali perduti e di racconti visivi che non sono riusciti a entrare nell’immaginario collettivo.

 

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