Paradosso. Rivista di filosofia

Autonomia e vulnerabilità

Tra le molte dicotomie che animano il discorso filosofico, due termini sono stati spesso posti in netta antitesi: si tratta dei concetti di autonomia, cioè la capacità del soggetto di essere indipendente obbedendo – con Kant – alle leggi che esso stesso si dà, e di vulnerabilità che, al contrario, è percepita come uno stato di subordinazione e incertezza. In rapporto all’autonomia, intesa come criterio egemone per la strutturazione dell’identità, la vulnerabilità diviene così una condizione difettiva che impedisce quell’autosufficienza che rende il soggetto capace di dire e agire.
L’intento del presente volume è invece quello di mostrare come la dipendenza connessa alla nozione di vulnerabilità sia condizione necessaria per un’autonomia consapevole dei suoi limiti e della finitezza propria della condizione umana. Lungi dal costituire un’esperienza negativa, essa indica la possibilità di entrare in relazione con gli altri, a cui siamo costantemente aperti ed esposti, consentendo di ripensare l’autonomia nel suo indissolubile intreccio con la vulnerabilità. Viene qui analizzato il significato dell’autonomia anche a fronte dell’esperienza della fragilità globale sperimentata con la pandemia di Covid-19 e rielaborato il ruolo di quella vulnerabilità che si traduce in un elemento di sviluppo e di paradossale rafforzamento dei rapporti tra individui e istituzioni entro le comunità umane.

Bruna Giacomini ha insegnato Storia della filosofia contemporanea presso l’Università di Padova. Dopo una prima fase dedicata all’esame dei paradigmi di pensiero di ambito mitteleuropeo tra Otto e Novecento (Marx, Weber, Simmel, Luhmann), ha concentrato la sua attenzione sulla questione filosofica dell’alterità quale snodo da cui si dipartono alcuni dei più importanti assi tematici della ricerca del Novecento, interrogando autori quali Levinas, Derrida, Arendt. In questa prospettiva ha indagato anche alcuni dei principali temi della filosofia femminista contemporanea. Tra le sue pubblicazioni, Relazione e alterità. Tra Simmel e Lévinas (Padova 1999); Straniero/Ospite («Paradosso» 2002); In cambio di nulla. Figure del dono (Padova 2006); «Che cosa ci fa pensare?». Pathos e filosofia in Hannah Arendt («Paradosso» 2012); Idee che accendono la miccia. Politica e violenza nel pensiero di Hannah Arendt, (Milano-Udine 2012); «L’altro arriva sempre, in tutti i modi...». Inclusione e ospitalità: due grammatiche a confronto (Firenze 2013); Responsabilità. Perché darsi in-pegno (Milano-Udine 2014); Forme etiche del virile. Il volto dell’altro secondo Emmanuel Lévinas (Padova 2015); Amicizia: una fratellanza di “altro” genere («Gli Argonauti» 2017); Maternità: tra illusione e realtà («Quaderni degli Argonauti» 2017).
 
Francesca Marin è docente di Filosofia morale presso il Dipartimento di Filosofia, Socio­logia, Pedagogia e Psicologia Applicata (FISPPA) dell’Università di Padova. Ha partecipato a progetti di ricerca nazionali e internazionali su temi di carattere etico-filosofico e bioetico. È membro sia del Comitato di Etica per la Pratica Clinica (CEPC) Pediatrica dell’Azienda Ospedaliera di Padova sia del CEPC istituito presso il Centro Servizi A. Galvan di Pontelongo (PD). Da aprile 2018 a gennaio 2020 è stata Presidente del CEPC della Fondazione IRCCS Ospedale San Camillo, Venezia-Lido. Tra le sue principali pubbli­cazioni: La persona, la cura, le professioni. La vulnerabilità umana e i sistemi socio-sanitari in tempo di pandemia (a cura di, Proget Edizioni, Padova 2020), L’agenda della bioetica. Problemi e prospettive (Il Poligrafo, Padova 2019); Bioetica di fine vita. La distinzione tra uccidere e lasciar morire (Orthotes, Napoli-Salerno 2017).
 
 

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